Brani da “Ricordi della casa dei morti”

[...] Entriamo, con loro, in una grande sala dove ci sono le docce. Un soldato SS viene e va. [...] ci invitano subito a consegnare orologi e gioielli, e a spogliarci completamente. Noi non diciamo nulla, guardiamo con tristezza i nostri vestiti e restiamo nude, mentre il soldato viene e va. Ci dicono di metterci in fila pressappoco in ordine alfabetico, e cominciano colla prima di noi il sinistro rituale dell’iniziazione al campo: le tatuano sull’avambraccio sinistro con uno stiletto intriso nell’inchiostro, un numero d’ordine, e sotto un triangolino – il triangolino significa che si tratta di un’ebrea e serve a distinguerci dai molti non ebrei presenti in campo, che hanno solo il numero. Anche ora noi non diciamo nulla, siamo inorridite e pensiamo che non usciremo mai più da questo strano campo. Com’è possibile che i tedeschi lascino andare per il mondo della gente che porta sul suocorpo una testimonianza simile dei loro sistemi? Ora è il mio turno: il tatuaggio è leggermente doloroso; mentre ricevo il mio numero – 75689 – dico la prima frase tedesca che ho imparato «Ich bin Ärtzin», «Io sono una dottoressa» pensando che questo può forse essere interessante, ma senza molta fiducia. Invece ben presto vedrò quale importanza riveste il fatto che io sono un medico: finita la cerimonia del tatuaggio, la prima delle mie compagne viene fatta sedere su uno sgabello; una pettinatrice è accanto a lei, e le taglia i capelli. Quella povera figliuola è così terribilmente sorpresa che non può neanche piangere, ma noi vediamo con immensa pena cadere i suoi riccioli uno ad uno, finché non resta che il suo povero cranio pelato, tragicamente ridicolo nella sua nudità. Poi ella viene completamente depilata, poi riceve una spruzzata di un qualche disinfettante – e finalmente tocca alla successiva. Per tutte è la stessa storia; io passo l’ultima e in omaggio alla mia qualità di medico i miei capelli vengono soltanto accorciati, non rasati. Il soldato va e viene, ma non vede in noi delle donne: ormai siamo delle Häftlinge. Noi siamo disperate quasi tutte piangono siamo nude e fa freddo.








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